Produzione e distribuzione: alleati in nome del “valore”

8 maggio 2017 Vini

“La nuova frontiera della ‘qualità’ percepita dal consumatore va oltre il vino e investe il comportamento del produttore nel suo complesso. Cioè trasparenza del processo produttivo, etica, sostenibilità, ingredienti che dobbiamo imparare a trasferire al consumatore, insieme alla moderna distribuzione”

Sta nascendo una nuova alleanza tra produzione e distribuzione del mondo del vino all’insegna del recupero del valore nella catena distributiva. I segnali positivi di crescita dei consumi, confermati anche nel 2016 e nei primi mesi del 2017, hanno evidentemente allentato la necessità di strategie promozionali centrate sul prezzo, riaprendo margini di manovra per la promozione giocate su altri fattori (qualità, territorio tradizione ecc.) tese al recupero di valore del prodotto vino. Nel 2016 gli italiani hanno acquistato sugli scaffali 500 milioni di litri, spendendo 1 miliardo e mezzo di euro. Il 60% di questi acquisti è rappresentato dai vini con riferimento territoriale (Docg, Doc, Igt), il comparto che cresce di più: +2,7% nel 2016 e + 4,9% nel primo bimestre 2017 (a volume). Si ricercano sempre più la qualità ed i legami col territorio, diminuiscono gli acquisti dei bottiglioni da un litro e mezzo, dei vini sfusi, delle damigiane, dei brik, mentre la bottiglia da 75 cl è sempre più regina del mercato. I vini fermi sono più richiesti dei vini frizzanti, che probabilmente risentono del boom degli spumanti (+7% nel 2016) e crescono rapidamente anche i vini biologici, rimanendo però un prodotto ancora di nicchia. Cambiamenti influenzati anche dal graduale ricambio generazionale e dal rinnovato interesse dei giovani per il vino: l’86% di essi è propenso a sperimentare nuovi prodotti, si informa sulle novità a scaffale spesso navigando sui siti web di settore (il 33%). Produzione e distribuzione hanno la necessità di aumentare la proposizione del valore e quindi spostare la contrattazione oltre il tema prezzo. La pesante crisi del brik, che non sposta gli acquisti sulla fascia da primo prezzo, spaventa perché segnala una perdita secca di volumi consumati. Se il vino di fascia alta continua la sua crescita, è invece nella fascia media che si pone la necessità di ricreare una diversa dimensione del valore attraverso nuove strategie tra produzione e distribuzione. I vari attori della filiera vitivinicola e la Grande distribuzione sono pronti, insomma, a migliorare la collaborazione per soddisfare la nuova domanda di consumo ormai orientata, anche nelle grandi superfici, verso la qualità e la ricerca di valore del prodotto.
Il driver fondamentale di scelta del consumatore, oggi, è la sicurezza che si riesce a garantire attraverso la storia e la tradizione rappresentata dalla denominazione. A questo si deve aggiungere anche il brand, in quanto la nuova frontiera della ‘qualità’ percepita dal consumatore va oltre il vino e investe il comportamento del produttore nel suo complesso. Cioè trasparenza del processo produttivo, etica, sostenibilità. Tutti ingredienti da trasferire al consumatore.

Da Il Corriere Vinicolo del 08/05/17